chiacchiere senza filo
Tendenzialmente amo dormire. Sono una di quelle che mettono due o tre sveglie dal terrore di non riuscire a sciogliersi dal dolce abbraccio di Morfeo, e anche una di quelle che la domenica non ne vuol sentire parlare di riemergere dalle coperte prima che il sole sia bello alto nel cielo. E se piove cosa mi alzo a fare.
La Vigilia di Natale in questione di sveglie avrei dovuto metterne sei o sette, vista la tentazione di infilare la testa sotto al cuscino come il noto struzzo sotto alla sabbia. Da una settimana mi chiedevo quale demone mi avesse potuto fare lo scherzo di fare uscire dalle mie labbra l’invito. La Vigilia di Natale? La famiglia di Lui? Io cucinare per loro? Suocera, suocero, cognati e bambini? C’era un marziano dentro di me, quel giorno in cui l’ho detto. Ma perché, perché poi mi aveva abbandonato? Marziano codardo, dovresti essere qui a possedermi e ad apparecchiare e preparare il sugo ai funghi e a comprare il pesce! Accidenti a te.
Da una settimana imploravo il ritorno del marziano, e intanto decoravo la scala con i rami di pino, appendevo palloncini, renne e stelline in ogni dove, nello strenuo tentativo di rendere quella casa, nuova e ancora troppo spoglia e troppo poco mia, un posto in cui potesse brillare almeno una scintilla del Natale. I risultati continuavano a rimanere piuttosto deludenti, in compenso per appendere la ghirlanda alla porta di ingresso ero riuscita a chiudermi fuori in ciabatte, il che aveva implicato la necessità assoluta di suonare alla porta degli sconosciuti vicini consegnando loro una perfetta occasione per una buona azione che infondesse magicamente nel vicinato lo spirito del Natale. Occasione mancata perché nel loro salotto imperava la lite con il figlio (vita molto bassa e frangia molto lunga) per l’ora del rientro dalla discoteca: ovvero prego telefoni e poi vada ad aspettare sulle scale.
Così quella mattina della Vigilia al suono della sveglia la mia unica reazione fu di picchiettare nervosamente sul tasto snooze in una sorta di segnale morse. Tre punti tre linee tre punti. SOS. Ancora cinque minuti. Tre punti tre linee tre punti. SOS Marziani mi sentite? Ad un certo punto era anche comparso un piccolo ometto verde ma invece di correre in mio aiuto rimaneva fermo con il dito puntato verso di me e faceva DRIIIINNNN. O Mamma Santissima: che ore sono??
Era tardissimo, così mi ritrovai, vestita alla bene meglio e con l’unico conforto di un caffè trangugiato davanti all’ascensore, davanti alla porta della pescheria. Un sole pallido era alto nel cielo e dalla porta del negozio, che, accidenti a lui, non accettava prenotazioni, si riversava in strada una piccola folla. Signora deve prendere il numero, mi redarguì un coro di simpatiche vecchiette non appena tentai di allungare il naso verso la soglia. Okey Okey. Alla faccia dello spirito natalizio. Che fossero andate a colazione dai miei vicini?
Presi il numero. 75. Guardai il tabellone con il cuore in gola: segnava 3. Sconfortata attraversai la strada per un rinforzo di caffè e, confesso, feci un pensiero su bicchierino di sambuca. Al ritorno il tabellone mi diede una certa speranza, e con nonchalance riuscii a dare un’occhiata verso il banco frigo, che sembrava preso d’assalto dagli unni, e con mio grande sollievo riuscii a scorgere una gran massa di branzini dagli occhi lucidi. Finchè una voce annunciò 75! Ed io pronta Sono qui Sono qui. Ma un energumeno dall’aria truce mi trapassò il costato con sguardo assassino. Signora lei ha il 75 C, ora tocca al 75 A. Che sarebbe lei? Sì. Ah.
Senza ritegno sedetti sul gradino, guardando con la coda dell’occhio la massa di branzini che si assottigliava e ad ogni numero mormoravo ti prego ti prego prendi i gamberi, la rana pescatrice, la piovra, no il branzino no ti prego ti prego. Stavo per chiedere ad una signora dai bianchi miti capelli cosa ne pensava di una cena della Vigilia a base di pollo arrosto,così tanto per chiacchierare, quando alle mie orecchie arrivò il grido. Settantacinque. C. O Mio Dio. Mi voltai col cuore in gola. Era rimasto solo un branzino striminzito. Posso darle una bella orata. Ehm, si cucina come il branzino? Più o meno. E’ mia.
Giuro, l’anno prossimo non vado neppure a letto.
Ebbene eccomi qui con il tema individuale e in alcuni casi la sua shaksperiana alternativa:
Nanna N1)Quella volta che ho dormito e non ho pigliato pesci N2) Se è pazzia c'è del metodo
Babbi B1)Quella volta che più avevo spazio più ne ho occupato B2) C'è del marcio in Danimarca
Chiara (facoltativo visto che si sta godendo il meritato ritorno al possesso di un pò di tempo libero e di compiti da correggere ne ha già tanti): C) Quella volta che tanto sono andata al lardo che ci ho lasciato lo zampino
Buon lavoro
Ilaria
P.S.: Ercole mi ha ribadito che il mio racconto era molto medio. Detto da lui, deve fare proprio schifo!!!
Dedicato a tutte quelle rocce che dopo il terremoto sanno guardarsi le crepe e prendersene cura. A quelle rocce che sanno guardarci dentro, alle crepe, e riempirle piano piano lasciando entrare le carezze, fino in fondo, e il gusto lungo di un bicchiere di vino e la risacca delle onde e un piccolo pirata, con il suo tesoro. Dedicato a quelle rocce che sanno far uscire la polvere della rabbia, perché è quella che fa sembrare le crepe già piene e impedisce alla materia nuova di entrare, che tiene le carezze sulla soglia e chiude fuori l’aria nuova.
Dedicato alle rocce che hanno molte crepe, perché dentro alle crepe fanno il nido i semi e io lo so.
Sul pacchetto dei regali che la sorte adagia sotto il nostro albero di natale non è prevista un'etichetta con scritto sopra "bello e molto utile" o "palata pazzesca" o "grande occasione". Se ripenso alla mia vita mi accorgo che alcune delle cose più belle le ho trovate accanto ai cassonetti. E parecchie volte mi sono intestardita a voler dire che bello che bello solo perchè qualcosa o qualcuno era stato incartato e infiocchettato a dovere.
E' difficile stabilire a priori il colore degli eventi. E forse anche a posteriori. Prendiamo una cosa qualunque, una di quelle che ti succede e dopo tante cose nella tua vita cambiano. Di quante cose possiamo davvero dire, guardandole da una certa sincera distanza "è stata una fortuna" o "è stata una sfortuna"? La linea di confine si sposta di continuo.
Dunque mi sono fatta l'idea che gli eventi non abbiano colore. Nè rosa, nè nero nè giallo sole. Tantomeno quello stupido verde speranza. Il cielo non è davvero blu, nè grigio, nè rosso tramonto. Il colore è solo nella nostra testa. Nel modo in cui la incliniamo e nella quantità di luce a cui apriamo la porta.
Conosco persone che hanno una tale padronanza della propria testa ed una tale quantità di luce a disposizione che possono vedere tutto lo spettro dell'arcobaleno ogni volta che guardano in alto. Sono persone che quando leggono sanno sempre che sto parlando a loro. Le adoro.
A.
E' decisamente più leggera. L'avevo sgravata durante questi ultimi mesi, nei week-end, visto che quel peso non era necessario e non volevo occupasse quelle ore di svago; quasi fosse una prova generale.
Qualunque ultima messa in scena è decisamente diversa dallo spettacolo: soprattutto quando il copione è a sorpresa prima del chiudersi del sipario, unica cosa certa e in qualche modo scontata.
Così ho dato l'addio a quella scena, a quel teatro, a quell'ingombrante mazzone di chiavi nella mia borsetta.
E ho cambiato borsa, ho rimesso in forza quella marrone che mi avete regalato voi.
Mum senza plant (almeno per il momento)
Queste due parole Stupore e Meraviglia mi sono state insegnate dai miei figli.
Stupore con cui guardo questi anni passati a crescere o almeno a provarci,
Meraviglia di vederci ancora qui più belle più forti e più UNITE dopo tutti i nostri e dico nostri casini, siamo ancora in piedi e insieme.
Evviva questo mondo tecnologico che ci permette di lasciare queste micro tracce che rimmarrano per sempre incise virtualmente su un foglio solo nostro.
Evviva per la sposa che ci ha permesso di capire ancora una volta che l'isola esiste.
Eri fantastica.
B.
Credo che questo sia il succo della bellissima festa di ieri.
In primis per gli sposi ritratti mentre avanzano nel loro cammino felici e sorridenti. A loro un grande abbraccio e l'augurio di realizzare tutti i desideri presenti e futuri.
E poi per gli invitati, che viste le frequentazioni non assidue, abbiamo rivisto dopo spazi di tempo anche significativi. E i pensieri sono simili a quelli condivisi sfogliando la sera prima le foto della bella giovinezza vissuta insieme.
Il tempo è passato e si vede fuori. I conoscenti che giudicavamo originali ma interessanti oggi sembrano più "fuori dal mondo", i bei ragazzi di un tempo per la maggior parte lo sono anche oggi (continuate così), ex giovani bon-ton oggi sono mamme attempate che corrono dietro a bambini vivaci incartate in acconciature e abiti che non permettono di chinarsi per dar loro un bacio, uomini e donne a loro agio in passato mantengono questa caratteristica (bravi!!) malgrado lo scorrere del tempo.
Il tempo è passato e si vede dentro; ma questo lo sanno solo gli amici che sanno interpretare davvero quello che si vede fuori e ci accompagnano nel cammino, senza di loro non sarebbe lo stesso viaggio.
Ha ragione la nostra sposa; le nostre, come quelle di tutti, sono solo piccole vite rese grandi insieme a chi ci sta vicino.
Un abbraccio all'isola
Eccomi dopo cinque lunghi mesi di silenzio causa morte della mia linea adsl sono di nuovo qui più forte che mai!! Vorrei abbracciarvi tutte con le braccia più grandi e calde del mondo ma sono piccola e un pò incazzata...allora cosa dire...da dove cominciare...vi amo e vi adoro pilastri di questo casino intercosmico ho bisogno di voi e viringrazio!!!
La cena alla cereria è statacome ...batterie nuove per ridarmi la carica vorrei avere mille parole da dirvi ma sono così stanca in questo periodo che persino scrivere in italiano mi sembra cosa impossibile.
La mia metà del cielo è tornata a casa sono contenta e terrorizzata nello stesso tempo..B.
... che in questi giorni aspetta responsi e forse libera il fiato sospeso sui fragili cristalli di neve di una pista da sci. Che ti porti pace, mamma B., questa parentesi di bianco e silenzio e luna piena. Che ti porti abbracci e parole vere, di quelle che mettono in scatola la paura e sopra scrivono gli ingrediedienti e la data di scadenza, così che possiamo infilarla in uno sportello della cucina, fra il riso e i pelati, abituandoci ad averla lì e togliendola di mezzo dall'aria che respiriamo, dai baci che diamo, dai gesti con cui allacciamo scarpe, puliamo nasi e pettiniamo piccole testoline.
Con tutte le mie dita incrociate a fare il tifo per voi.
A.
... che domani si rimette formalmente il tailleur e riprende posto dietro alla scrivania, afferrando a quattro mani il necessario coraggio di affidare il cucciolo alle - fin troppo - sapienti mani delle nonne.
Egoisticamente penso che mi mancheranno i Cappuccio&Brioches meeting a metà settimana ma con serena fiducia mi accingo a tuffare la mano in un metaforico sacchetto di pop corn e godermi la scena di Super Mamma I. che si fonde con Super Ing. I. dando luogo a un nuovo invincibile super eroe che potrò prendere ad esempio quando anche io deciderò di fare un bel respiro e buttarmi in una simile fantastica avventura.
Grazie mamma I, sei tutte noi!
A.